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Realizzato da Luca C. (Alias Gnuca) In Esclusiva per TiempoLibreSite.com

Per filtro P2P si intende qualunque tecnica usata dal provider per limitare o bloccare il traffico generato da applicazioni di file sharing (eMule, Bit Torrent, LimeWire, etc.). Se fino a qualche anno fa la questione interessava un bacino ristretto dell'utenza, oggi il problema si pone in grande scala suscitando non pochi interrogativi circa la sua compatibilità con i piani contrattuali ma anche del futuro di applicazioni che non essendo propriamente di scambio fanno uso di tecnologia peer to peer (Skype, gaming on line).
Il caso Libero
Il primo provider filtrante in Italia è stato Libero nel 2005. Il polverone alzatosi fra gli internauti spinse la società ad ammettere l'esistenza di un sistema di filtri (“QoS”) in una intervista a Punto Informatico, anche se limitato soltanto a momenti di congestione della rete.
Il filtraggio avveniva attraverso una costosa piattaforma hardware/software equipaggiata da Cisco (Service Control Engine), in grado di analizzare gli headers dei pacchetti transitanti dai server di Libero e limitarne alcuni. Si trattava di una tecnica che, oltre a provocare il malfunzionamento dei software di condivisione era portatrice anche di un ulteriore effetto collaterale, quale un globale rallentamento della linea che persisteva anche chiudendo il programma.
Tele2, Fastweb, Tiscali, Telecom
Nel 2006 un altro importante provider annuncia inopinatamente di adottare tecniche di limitazione del traffico P2P adducendo sostanzialmente le stesse ragioni di Libero: si tratta di Fastweb, il più veloce provider italiano. Ad essere limitati sono però solo gli scambi con la rete esterna.
A Fastweb e Libero, si aggiunge per esplicita ammissione nel gennaio 2007 anche Tele2. Così come Libero infatti, il provider svedese non essendo dotato di una propria infrastruttura è costretto ad acquistare banda all'ingrosso (wholesale) dall'ex monopolista e rivenderla all'utenza finale. Questo provider ancor oggi si accanisce con particolare durezza verso tutte le applicazioni di file sharging bloccandole completamente dalle ore 8 alle 24.
Sebbene non chiarito ufficialmente, numerose sono poi le proteste che si sollevano su Tiscali. Il celebre provider sardo sembra limitare il traffico P2P (si dice a 30kbs) solo nelle zone non coperte dalla sua rete.
Solo Telecom sembra essere indenne da filtri. Si tratta di informazioni ufficiose, dato che il colosso della telefonia italiana non ha mai affrontato l'argomento, ma che potrebbero avere un probabile fondamento nel fatto che questa è proprietaria di una vasta rete che le permette di fornire connettività a costi marginali molto bassi.
La rete si mobilita
La scelta di Libero e altri provider di dotarsi di questa piattaforma ha spinto gli sviluppatori dei maggiori programmi ad escogitare soluzioni di rimedio. Tra i primi tentativi si ricorda quello di Neo Mule, una mod del più noto eMule, e Azureus, uno dei più celebri client per la rete Bit Torrent. Questi infatti sono in grado di rendere irriconoscibile l'header dei pacchetti sfuggendo agli apparecchi di Cisco. Di una tecnica elusiva più efficiente e meno dispendiosa, pur basata sullo stesso principio si è poi dotato eMule.
Tuttavia questa soluzione si è dimostrata poco longeva perché nel frattempo filtri molto più incisivi e agguerriti l'hanno vanificata. Le nuove tecniche non si basano più né sulle porte (filtri del 1° tipo), né sugli headers (filtri del 2° tipo) bensì individuano l'applicativo da bloccare analizzandone il comportamento e “iniettando” pacchetti di reset che finiscono col far cadere la comunicazione fra due nodi (filtri del 3° tipo). Un programma P2P infatti si distingue dagli altri in quanto riesce ad aprire un numero considerevole di connessioni e si caratterizza anche per un uso costante della banda in uscita.
E' recente la notizia che Bit Torrent Inch., sviluppatrice dell'omonimo client e dell'ottimo uTorrent, si sia fatta carico dell'incomebenza e stia sviluppando una tecnica elusiva di prossima implementazine nei propri software, in grado di confondere i filtri celando protocollo e porte usate.
Questioni legali
Dal punto di vista contrattuale la situazione non appare affatto chiara. Se si esclude in caso di NGI, unico provider italiano ad offrire un pacchetto a costo ridotto con esplicita menzione del blocco di traffico P2P, nei contratti-tipo degli altri operatori non compare nessun accenno al file sharing ma solo ad un genericissimo riferimento a tecniche di ottimizzazione in caso di intenso traffico della rete. Questo vago concetto andrebbe interpretato nel senso che è legittimo per il provider, solamente durante momenti di congestione, favorire il traffico dei servizi più importanti a discapito altri che lo sono meno, ma non la limitazione sistematica e continua in assenza di espressa menzione contrattuale.
Della situazione, ancora ben lungi dall'essere risolta, se ne sta occupando l'associazione dei consumatori ADUCmodulo). (
Realizzato da Luca In Esclusiva per TiempoLibreSite.com
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