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Il caso Pappermit è la storia
che da inizio 2007, ha infiammato il web italiano; mentre in Tv si è
passati dal caso Vallettopoli, al nudo integrale del presidente di
Confindustria.
Una “passione” che si è
consumata nel web e che nel web ha trovato le sue risposte! Siti come
P2PForum.it hanno cercato di dare delle indicazioni a tutti coloro
che li hanno contattati, stranamente non ha avuto eco sul nostro
forum, dove la discussione ufficiale è rimasta deserta.
Cos'è il caso Pappermit?
Peppermint Jam Records GmbH, è
una casa discografica tedesca che ha incaricato la Logistep (una
società svizzera) per individuare chiunque violasse il suo
copyright nella rete ed2k (rete edonkey/emule).
A questo proposito, la Logistep ha
utilizzato una versione modificata di Shareaza, suppongo che
come dei “pirati informatici” abbiamo agito scaricando e facendo
scaricare materiale della Peppermint Jam Records GmbH.
Raccolto il materiale a questo punto hanno chiesto agli ISP, i nomi degli utenti, poi il tutto passa allo
studio legale Mahlknecht & Rottensteiner di Bolzano, per essere
precisi nelle mani di Otto Mahlknecht che spedisce 4000 lettere agli
utenti italiani per intimargli di pagare 330 Euro per la violazione
del dirito di copywrite per aver scaricato una canzone di Mousse T
(fonte Hacker Journal)
Penso che Otto Mahlknecht abbiamo
spedito, una per una, le 4000 lettere, che ha significato un calvario
per le persone coinvolte.
Sin da subito, ho segnalato a chi si è
rivolto a me sulle garanzia del processo italiano:
- Accertamento della responsabilità
- Sono escluse le prove illegali o
manifestatamente infondate
- La responsabilità
penale è personale
Il tribunale di Roma, sezione
specializzata in tutela della proprietà industriale, ha
rigettato un ulteriore richiesta di nominativa a Wind
Telecomunicazione S.P.A. , evitando l'invio di altre migliaia di
lettere verso presunti violatore del copywrite Pappermit.
Il tribunale di Roma a seguito della
richiesta dei dati ex art. 156 bis, L. 633/1941 da parte di Pappermi
Jam Records GmbH , ha respinto la richiesta con questa motivazione:
“A parere del Giudicante l’art. 156
bis non può trovare applicazione con riferimento alla
richiesta di esibizione di dati che attengono a comunicazioni
elettroniche, né di dati di traffico da queste prodotte in
quanto la tutela della segretezza (rectius della riservatezza) delle
comunicazioni elettroniche e telematiche tra privati, quale valore
fondamentale della persona, prevale, nel giudizio di bilanciamento
dei due diritti, sulla tutela del diritto d’autore.”
Ha dato un importante precisazione sul
diritto alla Privacy, che secondo la corte è un diritto che
assurge a rango Costituzionale:
“A livello nazionale, invece, a
parere del Tribunale la tutela delle comunicazioni tra privati
assurge a rango costituzionale ai sensi degli artt. 2 e 15 Cost. ed
il divieto assoluto di trattamento può essere derogato solo
per la tutela di valori di rango superiore e che attengano alla
difesa di interessi della collettività ovvero alla protezione
di sistemi informatici.”
Ed inoltre ha indicato le eventuali
eccezioni al diritto alla privacy, cioè quando è lecito
interecettare:
“L’unica eccezione al divieto di
trattamento è infatti rappresentata, secondo il Giudicante,
dall’accertamento, dalla prevenzione e dalla repressione di
illeciti penali di particolare gravità - art. 407, 2 co.,
lett.a), c.p.p. - e quelli in danno di sistemi informatici o
telematici.”
Questo che significa?
E' un importante inizio, non è
la vittoria della battaglia, ancora siamo davvero molto lontani, si
fosse pronunciata la Corte di Cassazione o meglio la Corte
Costituzionale, già parleremmo di vittoria.
Questo costituisce un piccolo
risultato, ancora non sappiamo che fine faranno i “eroi” delle
4000 lettere inviate da Avv. Otto Mahlknecht che dovrebbero in base
al sopracitato principio del Tribunale di Roma dovrebbero
essere inutilizzabili ex
art. 191 c.p.p.
Non voglio
schierarmi a tutti i costi contro Pappermit e contro lo studio
legale di Bolzano, entrambi stanno facendo il loro lavoro,
credo che alla fine
volessero mandare un messaggio agli utenti che utilizzano il
File-Sharing o il P2P in Italia, il diritto sulla proprietà
intellettuale vale anche per gli italiani e non solo per i cinesi.
Un messaggio che
credo sia arrivato chiaro e forte, che deve far riflettere gli
utenti italiani ad interrogarsi su una riforma del diritto di
copywrite, magari obbligando i propri artisti preferiti a lasciare le
proprie opere con licenze meno rigide che consentano di condividerle
senza il rischio di essere bollati come criminali.
Per informazione
sulle licenze alternative – Chiedi sul Forum di TiempoLibreSite.com
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