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Dall'associzione antidigitaldivide ci comunica che:

Sotto gli occhi di tutti è ormai la consultazione Agcom per lo scorporo della rete di accesso di Telecom Italia. Asset fondamentale, cosa che addetti ai lavori e non ripetono da mesi che ormai, in realtà, sono diventati anni, nel piccolo, il nostro, modesto e condivisibile o meno, parere l'abbiamo dato anche noi, sottolineando come sia necessario che la rete, intesa come infrastruttura vada in mano ad una società, che a prescindere se sia pubblica o meno, segua precise e chiare regolamentazioni che abbiano come obiettivo principale l'equità di accesso ai servizi dei cittadini sull'intero territorio nazionale.


E' evidente come un sistema del genere richiede un'accurata revisione dell'attuale servizio universale, ancora legato alle connessioni analogiche; è un po' come se a suo tempo avessimo continuato a parlare di telegrafo quando le comunicazioni avvenivano già via radio. E parlando proprio di radio, interessante, in attesa delle aste WiMax che, in maniera quantomai preoccupante, ricordano a quelli che hanno buona memoria lo spettacolo indecoroso dell'UMTS, la proposta di Michele Favara Pedarsi di suddividere le bande a disposizione del WiMax in 3 macroblocchi, di diverso 'significato'; una proposta di questo genere ha il pregio di rendere flessibile l'utilizzo del WiMax, e con esso il mercato stesso che vi si può sviluppare.

Un sistema invece che segua la logica varata dall'AGCOM corre il serio rischio di incorrere nella sindrome UMTS, che non sto qui a spiegare anche perchè facilmente intuibile; anche se fortunatamente sembra che la situazione possa essere alleviata da vincoli, per chi ottiene la licenza, di copertura del territorio.
E riguardo ai vincoli di copertura, leggendo l'art. 9 del regolamento sul WiMax si rimane stupiti da come l'autorità interpreti questa tecnologia ovvero come un "estensione" dei sistemi 3G e non, piuttosto, come un'alternativa alla rete fissa, come dovrebbe essere.
Che abbia intenzione di "difendere" le precedenti licenze UMTS assegnate nel 2001? D'altronde se l'autorità ritiene che i sistemi 3G in Italia possano dare una mano a risolvere il problema del digital divide dovrebbe perlomeno "consigliare" agli operatori commerciali di avere, a listino, un'offerta se non simile almeno più vicina alle flat adsl su rete fissa.
Le connessioni in 3G oggi (tariffe, NAT, firewall, plafond di traffico, siti bloccati) sono solo una brutta copia delle connessioni in banda larga via cavo.
Eppure in tanta attenzione, alla rete di accesso, al tentativo di coordinare un sistema che in un certo modo ci porti a quella che oggi definitiamo rete di accesso di prossima generazione, ci troviamo a dimenticare gli sprechi che il nostro sistema ha creato.
Possediamo chilometri e chilometri di fibra spenta, di cui non esiste neanche un catasto, molta è semisconosciuta allo stato; e le nostre MAN, quando non direttamente le backbone sono sovraccariche. Telecom Italia non aggiorna centrali telefoniche al servizio ADSL adducendo problematiche tecniche, e abbiamo il WLL.

Ce lo siamo dimenticato il WLL, Wireless Local Loop, "ultimo miglio senza fili"?
Pare proprio di si. E pensare che nell'ormai lontano 1999 l'autorità garante per le comunicazioni, nel periodo, probabilmente, di massima crescita del mercato delle TLC italiano, propose tale tecnologia come: "alternativa alle tecniche di accesso locale ad alta velocità"
E ancora, nel documento di sintesi del WLL: "I sistemi punto-multipunto presentano vantaggi rispetto alle soluzioni di accesso basate su fibra, cavo coassiale e sistemi XDSL su rame. Infatti, i sistemi punto-multipunto offrono: * accesso alternativo a larga banda da implementare in tempi brevi; * costi realizzativi e gestionali ridotti; * ridotto impatto urbanistico L'introduzione dei sistemi punto-multipunto contribuirà certamente a favorire lo sviluppo della concorrenza sull'accesso locale con prevedibili benefici sia per gli operatori sia per gli utenti."
Ricorda qualcosa?
Decisamente si: ricorda i documenti sul Wifi, sull'hiperlan, e anche sul WiMax (che in questo periodo abbiamo sotto gli occhi). Tralasciando il copia/incolla/ritocca di stampo istituzionale per presentare i documenti; la cosa inquietante è legata quantomai al fatto che una tecnologia del genere è stata relegata all'assegnazione di licenze su base regionale, comprata da pochi grandi operatori: Telecom e Wind su tutti e, fondamentalmente, mai sfruttata. Il WLL, da tecnologia alternativa che avrebbe permesso di ampliare la rete di accesso, superando quelle problematiche tecniche che, comunque, il cavo ha, è diventato un servizio a valore aggiunto alternativo e ad alto costo anche; che di fatto non ha apportato nessun guadagno al livello di concorrenza del nostro mercato, perchè, acquistato da grandi operatori che lo hanno relegato all'attuale ruolo, ha di fatto impedito ad altri di sfruttarlo per dotarsi di una loro rete alternativa ('alternativa' termine quantomai poco conosciuto nel nostro paese), che avrebbe permesso sicuramente di avere vantaggi per gli utenti.
E anche qui, abbiamo perso anni, e nelle telecomunicazioni, un anno perso è un'eternità, tempo perso che ora paghiamo, paghiamo e non riusciamo a recuperare; basta del resto guardare i dati di tutti gli istituti di analisi europei o mondiali che siano: il nostro paese perde continuamente posizioni nel settore dell TLC e soprattutto, nella banda larga. Ma del resto, in un paese in cui il mercato è dominato all'80% da un solo operatore e in un cui un garante impiega anni per dire l'evidente, non ci si può attendere diversamente. La speranza, che del resto non può abbandonare chi in un certo modo fa del progresso e del futuro tecnologico, la propria passione e il proprio lavoro è che questa consultazione sullo scorporo della rete, porti ad analizzare in maniera più organica la situazione attuale e futura. In verità, sarebbe opportuno, una volta stabiliti dei paletti che definiscano l'immediato futuro della nostra infrastruttura di accesso, che dall'AGCOM stessa parta un'analisi e una richiesta continua di collaborazione e pareri per definire COSA e COME deve essere la NGAN italiana; senza perdere di vista, a nostro avviso, che, la cosa fondamentale è l'alternativa tecnologica nell'immediato, e per il futuro a lungo termine, non solo la convinvenza, ma anche la stretta interazione delle tecnologie stesse, in un sistema che sia realmente integrato e nel senso più ampio del termine, coordinato ed equo.

Cordialmente
Associazione Antidigitaldivide.org

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