 | Intervista in esclusiva per Tiempolibresite.com, al Dott. Andrea De Andreis fondatore Punto-Informatico, senza alcun dubbio la miglior testata dedicata al mondo Hi-Tech. Vorrei aprire una piccola parentesi, segnalando la grande disponibilità del Dott. De Andreis che ringrazio per il tempo dedicatomi, dimostrando qual'ora fosse necessario, che i migliori sono tali, anche per il modo con cui si pongono con i loro interlocutori non facendo sentire il peso della loro caratura professionale. Grazie ancora di tutto. |
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Testo Integrale Dell'intervista al Dott. Andrea De Andreis intervista a cura di Bodom Per TiempoLIbreSite.com Bodom: Dott. De Andreis, lei ha fondato punto-informatico nel 1996, senza dubbio con una grande lungimiranza rispetto ad altri editori , i quali forse non sapevano nemmeno dell'esistenza di internet. Quale forma aveva il primo Punto-Informatico sia grafico che tematico? e ci descriva anche, in sintesi, le prime difficoltà avute nel procedere in un campo nuovo dei media nel 1996. De Andreis: Punto Informatico nasce su Antani Soft, una BBS di Roma nel 1995, allora era un'applicazione che permetteva di scaricare gli aggiornamenti quotidiani e di leggere sul proprio computer le notizie. Le informazioni che offrivamo si basavano su fonti ben diverse da quelle che sono utilizzate oggi: si trovava qualche cosa su Internet e ci si affidava alle riviste di settore, che venivano opportunamente "scremate". L'idea di fondo è sempre stata quella di offrire un servizo di news indipendenti e tempestive. Solo all'inizio del 1996 siamo "sbarcati" su Web e, possiamo dire, è cominciata la storia di Punto Informatico come lo conosciamo oggi. Anche grazie all'arrivo in redazione di quello che è diventato meritatamente l'attuale direttore responsabile, Paolo De Andreis. Non ci sono state particolari difficoltà, di sicuro mancavano gli strumenti che sono diponibili oggi e quindi bisognava perdere più tempo per fare cose elementari di quanto non se ne spenda oggi per realizzare servizi ben più complessi. D'altra parte PI è nato come quotidiano telematico e in fondo rispetto alle BBS era cambiato solo lo strumento: online c'erano le pagine html e non più l'applicazione per leggere offline il giornale. La vera difficoltà è stata registrare la testata giornalistica perché allora ancora non era prevista per i servizi su Internet, tuttavia si poteva indicare come sistema di diffusione la telematica: PI è la prima testata giornalistica quotidiana italiana unicamente telematica in Italia.
Bodom: Mi sono sempre chiesto se gli articoli di Punto-Informatico, sono opera di free-lance che vengono pagati ad articolo pubblicato oppure, sono opera di una vostra redazione stabile che svolge lavoro di indagine?
De Andreis: PI ha sempre avuto la sua redazione, oggi più numerosa di quella di un tempo. PI pubblica il lavoro anche di vari free-lance.
Bodom: Lei sicuramente sarà a conoscenza che diversi siti pubblicano i vostri articoli, alcune volte accreditandosi il merito dello stesso, cosa pensa di questa situazione? E qual'è la vostra politica al riguardo queste azioni?
De Andreis: Si, conosco questa situazione e devo dire che alcuni hanno la necessaria autorizzazione oppure si richiamano a quanto espresso nella licenza Creative Commons in uso su PI. In nessun caso però è possibile spacciare le notizie di PI attribuendosene il merito, quando individuiamo questi casi cerchiamo un dialogo con il sito, solo in casi rarissimi è stato necessario passare la questione al nostro legale: spesso si tratta di persone che devono ancora imparare alcune piccole regole di "convivenza civile" e di rispetto del lavoro altrui.
Bodom: Spesso i giornalisti sbagliano, perchè non possono essere competenti su tutti gli argomenti trattati, volevo sapere se a qualche giornalista di Punto-Informatico era mai capitato e come vi siete comportati per rettificare l'errore.
De Andreis: Purtroppo capita, anche se ovviamente il massimo sforzo è mirato a non farlo accadere. Le volte che la redazione si è trovata in questa situazione ha sempre messo a disposizione lo spazio necessario a replicare, correggere o chiarire gli errori o le imprecisioni, d'altra parte l'interesse di PI è esclusivamente quello di offrire informazione indipendente e ovviamente corretta. In questo senso è un vantaggio essere sorvegliati attentamente da un'ampia comunità di lettori: non te ne fanno passare una, ogni tuo errore è pubblico. Non c'è miglior incentivo a lavorare meglio. Bodom: Vorrei fare una domanda cattiva: come può, un giornale come Punto-Informatico, dare spazio a queste notizie:
http://punto-informatico.it/p.asp?i=53936 (Sedicente Bug Su Internet Explorer)
http://punto-informatico.it/p.asp?i=53710&r=PI (Sedicente Bug Ms Passport)
http://punto-informatico.it/p.asp?i=50280 (sedicente Bug Su Adsense)
Io non sono un "Bug Hunter" non sono un "hacker" non sono nemmeno un ingegnere informatico, ma sono un modesto Webmaster e posso fare un analogia tra questi problemi segnalati e un problema di vita comune.
Chiamare questi Bug e come segnalare alla Fiat, come vizi di produzione dell'auto, la ruota con una pressione inferiore oppure il fatto che c'è lo specchietto retrovisore messo male.
Pensavo cosa succederebbe se un giorno qualcuno pubblicasse un articolo su un semplice re-direct uno come questo: http://maxthon.135.it/ (un sito allocato realmente (http://4mat.it/max/) se effettuiamo un click in uno dei link collegato alla pagine, il redirect rimane pur andando su un altro sito, quindi pur andando sul link mozilla ed essendo sul sito mozilla, l'indirizzo rimane http://maxthon.135.it/ (spero di essermi spiegato in maniera in equivoca).
Non metto in dubbio la possibilità di parlare della segnalazione, ma molto spesso date per buono ciò che vi viene segnalato minando la vostra reputazione. Ma andiamo alla domanda: perchè queste notizie hanno spazio sulla vostra testata informatica che è riconosciuta per la sua competenza e per la sua serietà?
De andreis: Il punto credo sia il fatto che questi "vizi di produzione", probabilmente insiti nella natura stessa del software, possono essere sfruttati da terzi per arrecare un danno a te che usi quei prodotti. La ruota sgonfia potrebbe divenire un pericolo per gli altri nel momento in cui la tua macchina sbanda e va contro qualosa o qualcuno. Su Internet invece il "vizio di produzione" diviene un fattore che si aggiunge necessariamente ai rischi che, soprattutto gli utenti meno esperti, si corrono quotidianamente navigando qui e là: magari non si rischia la vita ma il portafoglio! Per questo alla fine ritengo più corretto definirli bug.
PI non dà per buono, per partito preso, quello che viene segnalato ma con questo non voglio dire che i redattori siano i più competenti in tutti i settori, non è umanamente possibile. Proprio per sopperire agli errori e ai problemi della redazione rispetto ad argomenti particolarmente tecnici PI ha realizzato un sistema di forum che consente a tutti i lettori di commentare e segnalare errori, inesattezze ed in generale di dire la propria opinione. Nessuno è perfetto, ma più sono le voci e i punti di vista su un argomento o una questione e più è facile per tutti trarne un elemento positivo se non proprio una verità. Bodom: Adesso una domanda: un argomento che riguarda milioni di persone in italia e miliardi nel mondo: La Pirateria. Volevo sapere se lei è tra coloro i quali associano il p2p alla classica pirateria del vucumprà sotto casa e se no quali sono le differenze? DE Andreis: L'associazione P2P uguale pirateria non ha senso: si fa un favore alla criminalità organizzata equiparando le sue attività a quelle di utenti che sfruttano una piattaforma entusiasmante di scambio di file. Esistono le leggi sul diritto d'autore, che devono essere radicalmente riviste, tuttavia ci sono, sono quelle che conosciamo e questo è quindi il riferimento odierno valido per tutti. La mia opinione sul fatto che privati scarichino gratuitamente materiale protetto da copyright è che si tratti di un falso problema, un'idea per condizionare il legislatore e asservirlo ad interessi di parte, per condizionare quanto appare sui giornali e far sentire il fiato sul collo all'opinione pubblica. Probabilmente le cause intentate dalle "major" si rivelano particolarmente redditizie sul piano economico, non tanto per quanto raccolgono in danni ma per via della gente comune che alla fine si compra il CD o DVD piuttosto che scaricarlo: non se ne fa una questione di qualità o di prezzo ma si ragiona solo sul principio. Quindi, tornando alla sua domanda, le differenze sono sicuramente notevoli sul piano pratico meno su quello teorico.
Bodom: Le persone che utilizzano il P2P, come dice la pubblicità sono dei delinquenti? De Andreis: E' un'impostazione demenziale ma, ripeto, le leggi dicono che sei in ogni caso un delinquente se scarichi materiale protetto da copyright, così come lo è chi si compra un grammo di hashish per farsi le canne. Trovo che sia un approccio ridicolo che ha l'obiettivo di spaventare la popolazione, di farla sentire vulnerabile, con un indubbio beneficio per chi governa a ruota di interessi industriali. E' anche un modo per distrarre dai problemi veri, per dirottare altrove risorse che potrebbero essere impegnate meglio.. Bodom: Sempre approposito di questo tema, ultimamente si sono avute notizie di minacce agli sviluppatori del P2P, tanto che Sam Yagan, presidente MetaMachine organizzazione che sviluppa edonkey2000, ha affermato nel suo intervento alla corte suprema USA, di adattarsi alle richieste Riaa ed Mpaa, perchè non ha i mezzi per combattere una lunga battaglia legale (come quella grokster) http://judiciary.senate.gov/testimony.cfm?id=1624&wit_id=4689 .
Intanto non soltanto i programmatori dei software di scambio sono colpiti, anche i comuni cittadini, che piuttosto di difendersi legalmente preferiscono pagare. Pensa che questa sia la giusta strada per sconfiggere il fenomeno del P2P? De Andreis: L'idea stessa che il P2P si possa "sconfiggere", come fosse un nemico da abbattere, mi sembra pericolosa: il P2P come tecnologia è una delle massime espressioni delle potenzialità di internet e non è un caso che l'uso legittimo di queste piattaforme non faccia che crescere. Basti pensare alle softwarehouse che sempre di più utilizzano quel canale per distribuire i propri programmi. Ma è solo un esempio. Il fatto che si criminalizzi il P2P in quanto tale non contribuirà a sconfiggerlo ma contribuisce già oggi a creare una frattura sociale con decine di milioni di utenti, perlopiù appassionati e acquirenti del materiale che circola su quelle reti. Quel che è vero è che tanto gli sviluppatori quanto il comune cittadino, ancor di più negli USA, non hanno i fondi per battersi legalmente contro le multinazionali. Il rapporto è uno a uno: una multinazionale da una parte e un cittadino dall'altra. Le multinazionali hanno l'obiettivo preciso di fare profitto e lo perseguono quotidianamente, la loro organizzazione in strutture gerarchiche, il potere direttamente proporzionale al profitto raggiunto assicurano la difesa dei propri interessi, ovvero il loro profitto. Da una parte aziende "potentissime", dall'altra l'uomo qualunque: chi vincerà? Non vorrei essere frainteso: il profitto delle aziende è sacrosanto. L'errore strategico è consentire a chi ha il solo profitto come scopo di acquisire un potere così enorme da influenzare e persino da determinare i processi legislativi. La politica, che dovrebbe essere l'anticamera del diritto ad una società migliore, è sempre più spesso asservita a questi interessi. Bodom: Windows Vista, è il nuovo SO sviluppato da Microsoft non è ancora sul mercato ma già oggetto di tante polemiche, circa la sua capacità di controllo dei DRM. Trova giusto questo tipo di sviluppo tecnico?
DE Andreis: Vista, sì, ma già oggi il DRM è pervasivo. Il DRM tende a trattare la persona che acquista tecnologia come consumatore a metà: da una parte mi fai pagare, e caro, il tuo prodotto, dall'altro mi limiti l'accesso a ciò che ho comprato, per esempio impedendomi di fare delle copie, anche quella personale contemplata dalla legge. Per noi consumatori c'è solo l'arma della scelta, scegliere significa selezionare sul mercato i produttori, scegliere significa premiare i prodotti che ci piacciono di più, che ci convincono e che ci rispettano. Purtroppo sono ben pochi i consumatori che si prendono la briga di scegliere. Chi parte con me per Alpha Centauri (insieme a Sid Meier ovviamente)? Bodom: Il fenomeno Open Source e questo movimento di programmatori che sviluppano software sotto la GNU GPL e lo rende disponibile gratuitamente nella maggioranza delle volte. Cosa pensa di questo fenomeno?
De Andreis: Ieri l'open source era una speranza di cambiamento, oggi è una realtà concreta, che conosce e produce il suo business e che viene adottato con sempre maggiore convinzione a tutti i livelli. Oggi rappresenta anche una prospettiva: cosa accadrà se questo approccio dilagherà anche in altri settori della nostra vita? Chissà, magari un giorno scopriremo che è più interessante migliorarsi e darsi una mano l'un l'altro piuttosto che dedicare la propria esistenza esclusivamente al profitto. Bodom: Ultimamente la legislazione italiana si è occupata di tecnologia, agendo senza una minima cognizione di internet e dell'informatica: una volta cercando di mettere obblighi e l'altra mettendo tasse sui supporti digitali. Come trova la situazione italiana della competenza informatica nei piani alti della politica?
De Andreis: E' una situazione grottesca, ma cosa si può pretendere da gente che ritiene Internet una televisione? Non è una provocazione: sono davvero pochi coloro che nella stanza dei bottoni hanno idea di cosa quei bottoni significhino. E chi non lo sa fa davvero poco per informarsi. Per fortuna ci sono eccezioni, non sufficienti però a portare ad un cambiamento di rotta, basti vedere le normative approvate negli ultimi cinque anni. C'è da mettersi le mani nei capelli. Bodom: Vuole aggiungere qualche altra cosa?
De Andreis: Voglio ringraziarvi per lo spazio che mi avete offerto e puntalizzare che Punto Informatico oggi è nelle mani di mio fratello Paolo. Sono veramente orgoglioso che sia lui a guidare PI, perché so che lui è la persona migliore per portare avanti un progetto ambizioso che nasce e vive sulla passione di chi lo realizza quotidianamente, con l'obiettivo finale di dare un contributo alla comprensione dell'attualità che viviamo. Se PI esiste ancora, dopo tanti anni, anche come azienda che cresce e fa business, si deve proprio al fatto che non abbia seguito la via esclusiva e spesso cieca del profitto ma quella, talmente controcorrente da suonare quasi eretica ed epica (quando invece dovrebbe essere cibo comune per tutti), della contraddittoria e affascinante natura umana.
Grazie ancora al Dott. Andrea De Andreis per avermi concesso l'intervista e spero di essere stato all'altezza del mio interlocutore.
Intervista Realizzata Da Bodom per TiempoLibreSite.com |